Il significato delle scoperte
nella necropoli di Via del Maneggio

Via del Maneggio, scavo 2003: i recinti delle Tombe 1 e 2/2003 e le tracce del tumulo che le sormontava, schiacciato per la compressione del suolo torboso

L’importanza delle tombe scoperte in Via del Maneggio è legata alla disponibilità per la prima volta di un’articolata e completa documentazione di scavo riferita a sepolture delle prime fasi golasecchiane, fornite anche di elementi di corredo metallico, che hanno consentito di fissare alcuni punti fondamentali per la cronologia tra IX e VII secolo a.C.

Per la prima volta in un centro della cultura di Golasecca, le scoperte nella necropoli di Via del Maneggio hanno permesso di osservare un momento fondamentale per la nascita di un centro protourbano, fissato dalla sospensione delle deposizioni in un sepolcreto che resta adibito al solo culto funerario. Infatti le strutture ed i corredi della necropoli evidenziano richiami già gentilizi nella sottolineatura di tombe di antenati di rango, anche donne o bambini, ma ancora senza la presenza di quelle tombe particolarmente ricche e monumentali, come le grandi tombe a tumulo o a cassone di lastre che dal VII secolo a.C. caratterizzeranno le più importanti sepolture maschili e femminili tra Castelletto e Sesto Calende.

La incipiente pianificazione urbanistica del centro castellettese, che con il Golasecca I B ridefinisce i suoi spazi abitativi e sepolcrali, è un chiaro indizio di una gerarchizzazione delle scelte più importanti per la comunità. Primo nell’Italia nord-occidentale e tra i centri della cultura di Golasecca, anche se seguito a breve distanza cronologica da Como, il centro protourbano di Castelletto Ticino – Sesto Calende si mostra dunque poco prima del 650 a.C. ormai pronto ad assumere un ruolo rilevante economico e politico nel rapporto con le grandi città etrusche. La centralizzazione del controllo su un vasto territorio agricolo e sulle vie di traffico, a partire dall’asse fondamentale del Ticino, la possibilità di concentrare e organizzare in un unico centro, assicurando il prelievo di adeguate risorse alimentari dal territorio, un importante numero di artigiani e maestranze esperte a servizio della navigazione fluvio-lacuale, consente alle elite golasecchiane di offrire materie prime e servizi ai mercanti etrusco-italici, ricavandone un notevole incremento di ricchezza e quegli oggetti ed usi collegati al lusso signorile che sanciranno la loro distinzione sociale. In questo senso il disco-corazza tipo Mozzano in bronzo raffigurato sulla stele della Briccola, tipico dell’armamento etrusco-italico tra la fine dell’VIII e la prima metà del VII secolo a.C., costituisce il primo riscontro diretto del rapporto dei guerrieri golasecchiani con il mondo etrusco-italico e distacca definitivamente la stele della Briccola da quelle protoceltiche coeve del Mediterraneo occidentale, dalla Francia meridionale alla Penisola Iberica.