La necropoli in proprietà Marfia
Nel 1988, in occasione dei lavori per la costruzione di una casa posta su un piccolo dosso agli inizi di Via Aronco, limitato verso nord nell’800 dai lavori delle ferrovia e più di recente verso sud dalla rampa del cavalcaferrovia in uscita dal centro storico di Castelletto Ticino, furono rinvenute alcune tombe e strutture archeologiche, ancora intatte nelle poche aree non interessate dalle costruzioni. L’intervento della Soprintendenza e del Gruppo Storico Archeologico Castellettese consentì il recupero di cinque sepolture, di cui una con cuspide di lancia in bronzo, e soprattutto di una vasta area con deposizioni di offerte in piccole buche, costituite da resti di materiale organico talvolta carbonizzato e recipienti, talvolta frantumati ritualmente, databili tra l’825 ed il 775 a.C.
La zona ad offerte, che ricorda il Brandofferplatz della necropoli di Pombia (No), mostra l’importanza dei riti praticati ai margini delle fasce cimiteriali, in particolar modo in quelle più prossime ai nuclei abitati, che dovevano svolgere anche funzioni di aree pubbliche devozionali e sacre in un ambito in cui finora non sono stati localizzati contesti santuariali. Le offerte, prevalentemente alimentari, dovevano probabilmente collegarsi a piccoli banchetti di gruppo in onore ed in comunione con gli antenati defunti, secondo modelli frequenti in ambito antropologico e cristallizzati fino a noi dalla tradizione milanese, mantenuta dal rito ambrosiano, del “pan dei morti”.
Il dosso della necropoli Marfia sembra completare verso ovest la fascia monumentalizzata delle più antiche necropoli castellettesi ed alla sua base verso nord-ovest sono state ritrovate le due stele confinarie di Via Beati, in giacitura secondaria e probabilmente spostate di poco proprio in occasione dei lavori ottocenteschi della ferrovia.

