La necropoli di Croce Pietra
(Via del Maneggio-Via Repubblica)

Tomba maschile a pozzetto  1/01 in corso di scavo, VIII sec. a.C.

Presso Via del Maneggio e Via Repubblica tra il 2001 e il 2003 a seguito di interventi edili, in cui il controllo del Gruppo Storico Archeologico Castellettese portò alla sollecita segnalazione dell’emergere di strutture a grossi ciottoli, vennero rinvenute e scavate sotto la direzione della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte quattro porzioni attigue di una vasta necropoli.

Una fascia piana larga circa 800 m in senso nord-est/sud-ovest ai piedi dell’altura del Castellaccio, compresa tra l’altura della Briccola ed il dosso della necropoli Marfia, fu destinata dalle popolazioni golasecchiane a necropoli principale e progressivamente monumentalizzata almeno per nuclei dopo il 700 a.C.

Il sepolcreto era costituito da tombe a cremazione in forma di semplici fosse scavate nella nuda terra, da buche pavimentate e foderate sui fianchi da qualche lastra o ciottolo di pietra o da pozzetti scavati nel terreno, riempiti e ricoperti di sassi tondeggianti, oppure, più raramente, da cassette di lastre. Delle 44 tombe individuate negli scavi, 37 in Via del Maneggio e 7 in Via Repubblica, 4 erano prive di materiale, o per violazione o perché originariamente cenotafi, le altre 33 ancora pressoché intatte.

Le strutture più semplici racchiudevano come di consueto un’urna cineraria chiusa da una ciotola capovolta in funzione di coperchio; spesso, all’interno dell’urna, oltre ai resti cremati del defunto, era deposto anche un bicchiere, mentre in alcune tombe all’interno del cinerario erano ancora conservati degli oggetti di corredo in metallo. Insieme all’urna con le ceneri raccolte dalla pira funebre, altri resti carboniosi raccolti dal rogo venivano sparsi nella buca e talvolta in una piccola area circostante in superficie. All’interno o all’esterno dei pozzetti, frammenti di ceramica di impasto grossolano attribuibili a recipienti destinati a contenere cibi documentano offerte e pasti rituali sulle tombe, con la frammentazione intenzionale dei recipienti a conclusione della cerimonia. Quattordici tombe erano collocate all’interno di recinti di pietra di forma rettangolare o circolare emergenti sulla superficie di calpestio e ne risultavano così evidenziate, in alcuni casi con la conservazione del basso tumulo in terra, che doveva presentarsi presumibilmente coperto d’erba nella fase d’utilizzo del sepolcreto, e del basso segnacolo in pietra all’apice del tumulo.