Le prime tombe della necropoli
in Via del Maneggio (vetrine 4-5)
L’impianto della necropoli di Via del Maneggio, sulla base delle tombe che è stato possibile recuperare, deve essere avvenuto poco dopo l’850 a.C., sullo scorcio tra la fine del periodo Golasecca I A1 e l’inizio del periodo Golasecca I A2. La necropoli non sembra svilupparsi per espansione intorno ad un nucleo centrale, ma piuttosto con l’attribuzione di spazi separati a nuclei e clan, probabilmente su base familiare.
Le urne più antiche non sempre presentano la tipica decorazione a falsa cordicella. Per esempio, due sepolture attigue, la T. 5 e la T. 6 del 2001, molto semplici e prive di bicchiere esemplificano l’estrema variabilità iniziale delle urne rispetto allo standard: la prima mostra un cinerario situliforme liscio, derivato dalla ceramica domestica, di cui è stata ritualmente rotta l’ansa a nastro, secondo modelli ben presenti anche a Como, mentre la seconda ha già la tipica urna con denti di lupo impressi a falsa cordicella, ma molto irregolari e, nel primo ordine, rovesci. Probabilmente il tardivo avvio di botteghe specializzate nella realizzazione di urne cinerarie sembra manifestarsi proprio in questa assenza iniziale di standardizzazione dei caratteri tipologici.
La decorazione a “falsa cordicella” delle urne del Golasecca I A2, che nelle tombe di Via del Maneggio hanno spesso conservato in buono stato l’originario riempimento di pasta bianca carbonatica, veniva ottenuta con l’impressione di un tortiglione di bronzo (talvolta proprio l’arco di una fibula) sull’impasto leggermente essiccato, formando con diversi segmenti decorazioni anche molto articolate. È già molto diffusa dall’età del Bronzo Finale (Protogolasecca) e tenderà a scomparire dopo il 750 a.C.: comunque proprio nel corso della fase I A2 anche a Castelletto sembra emergere progressivamente una standardizzazione che dovrebbe indiziare una produzione delle urne cinerarie da parte di un ristretto numero di artigiani specializzati.

