La fase principale della necropoli
di Via del Maneggio (vetrine 6-7)

Urna decorata a falsa cordicella con inserti di pasta bianca e ciotola coperchio della tomba 2/2001, VIII sec. a.C.

Corredo della tomba maschile 1/2001, con ami in bronzo

Nella prima metà dell’VIII secolo a.C., sempre nel corso della fase I A2, la necropoli di Via del Maneggio mostra ormai la sua articolazione definitiva, con diversi recinti a segnalare le tombe più rilevanti. In questo periodo un allineamento di sepolture senza recinto, che comprende le tombe 25 e 31 del 2002, sembra già definire il margine settentrionale, verso lago, della necropoli, che dunque si presenta ormai, se non dai primi utilizzi, come uno spazio sacro delimitato.

Mentre le urne decorate a falsa cordicella assumono la tipologia più usuale, i corredi mostrano più spesso la presenza di elementi in metallo, per lo più limitati ad uno spillone (anche in ferro) nelle tombe maschili. In quelle femminili invece si riscontra già un’articolazione notevole di elementi di ornamento in bronzo, con armille, orecchini, pendagli e le caratteristiche fibule a grandi coste, prodotte per fusione piena in matrici in pietra o terracotta e tipiche della produzione golasecchiana, spesso collocate in coppia, destinate a fissare sulle spalle la stola-cappuccio ed il mantello in lana. Queste fibule avranno uno sviluppo eccezionale modificandosi nella forma e negli accessori (arrivando a modelli estremamente complessi con numerose catenelle pendenti dalle costolature dell’arco) per quasi quattro secoli.

Nella tomba maschile 1/2001, collocata in un recinto circolare, una coppia di ami in bronzo mostra l’ostentazione di un’attività di pesca a grossi predatori (probabilmente lucci, certo frequenti nel tratto di fiume fino al lago), rappresentata probabilmente come attività aleatoria di sfida individuale (e quindi fonte di cimento e gloria) piuttosto che come mera professione o base di sostentamento, in un ambiente abituato alla pesca con reti.

Le tombe 1 e 2 del 2003, conservate anche con il basso tumulo in terra, mostrano una stretta interrelazione stratigrafica e concettuale, in cui il recinto della seconda risulta accostarsi e sovrapporsi al circolo della prima, che viene parzialmente rialzato e ripreso. I corredi appaiono sostanzialmente coevi e potrebbero suggerire la sepoltura successiva a breve distanza di tempo di un uomo e di sua moglie, rimarcando ulteriormente il ruolo dei rapporti familiari – gentilizi.

È dunque con il pieno Golasecca I A2 che la monumentalizzazione all’interno dei nuclei sepolcrali, lungo le vie d’accesso all’abitato principale, appare ormai un fatto compiuto, mentre solo con la fase successiva si avvierà la sistemazione “urbanistica” del nucleo abitato a Castelletto.