Le stele monumentali

Il carattere di area sacra per il culto degli antenati della antica necropoli settentrionale di Castelletto Ticino (significativamente ricadente in una fascia di territorio che ancora oggi comprende il cimitero storico) si legava anche all’evidenza monumentale, che doveva colpire, prima dell’effettiva entrata nell’insediamento, coloro che vi giungevano o dal porto della Briccola o dalla via che seguiva l’antica costa del Lago Maggiore, grosso modo corrispondente all’attuale Via Beati. Per questo grandi stele monolitiche dovevano contrassegnare le tombe più importanti ed esterne o comunque delimitare i vertici dell’area.
Purtroppo i normali lavori agricoli dall’età romana in poi hanno fatto sì che nessuna di queste stele sia stata finora trovata in posto: una di queste fu rinvenuta in giacitura secondaria sopra al porto della Briccola nel novembre del 1969, e doveva ergersi nei pressi.

 

La stele della Briccola

Stele con figurazione di lancia, disco-corazza e coppelle, VII sec. a.C., posta sui confini della necropoli presso loc. Briccola

Rivenuta in giacitura secondaria nel 1969 alla Briccola, poco sopra il Cantiere Nautico Barberis, è una grossa scaglia di masso erratico in beola dorata della Val d’Ossola, alta 156 cm, larga 55 cm alla base e 34 cm alla sommità, con uno spessore medio di 20 cm. La parte sommitale è obliqua, ascendente da destra a sinistra secondo uno schema che risulta ricorrente nelle stele golasecchiane da Castelletto e ricorrerà tra Sesia e Ticino fino alle stele funerarie e confinarie del I sec. a.C. Su una delle due superfici è incisa una lancia, disposta diagonalmente con la cuspide rivolta verso il basso, in posizione di attacco. Sotto, un elemento circolare interpretabile non come scudo ma come disco-corazza bronzeo. Di entrambe le figure sono incisi i contorni, mentre l’interno è lasciato a risparmio. Su tutta la superficie della stele sono sparse delle coppelle.
Il disco-corazza rappresentato, mai rinvenuto in originale nelle sepolture golasecchiane, è un tipico elemento dell’armamento etrusco-italico, prodotto probabilmente di officine picene: è ricollegabile al “gruppo Mozzano”, diffuso nell’Italia Centrale tra la fine dell’VIII secolo a.C. e la prima metà del VII. L’assenza di un corrispettivo sul dorso della stele antropomorfa dimostra la ricerca di una esclusiva frontalità di visione.
Se il disco-corazza consente la datazione della stele alla prima metà del VII secolo a.C., bisogna segnalare che non sembra di poter escludere una sovrapposizione di fasi sul monumento: sotto all’incisione dell’asta della lancia, nella parte superiore della stele, appare una depressione circolare che potrebbe collegarsi alla rappresentazione in un primo momento di un elemento tondeggiante (lo scudo?) che richiamerebbe più direttamente le stele della Penisola Iberica. Le coppelle appaiono anch’esse in parte probabilmente sottoposte alla lancia e rimandano più direttamente alle stele castellettesi ritrovate nel 1994 presso la ferrovia all’attacco di Via Beati.
La stele della Briccola di Castelletto Ticino è l’unica grande stele figurata finora nota nella cultura di Golasecca; probabilmente si ricollega ad una tradizione più diffusa, senza escludere l’utilizzo di esemplari lignei, comunque profondamente diversa dalle stele figurate sostanzialmente coeve note a Bologna, in Lunigiana e nelle necropoli etrusco-italiche dell’Italia Centrale.
L’impostazione iconografica rimanda immediatamente alle stele del Sud-Ovest della Penisola Iberica (Estremadura e bacino del Guadalquivir) con scudo centrale, sormontate da una lancia obliqua e con una spada sotto lo scudo, databili secondo le ultime interpretazioni a partire dall’VIII secolo a.C. (ma alcune proposte di datazione risalgono fino al X secolo). Le stele spagnole e portoghesi sono comunque  presenti in regioni della penisola in cui si possono localizzare storicamente popolazioni di lingua celtica. Tradizionalmente sono considerate monumenti funerari  perché rinvenute spesso all’interno di necropoli, ma le scoperte collegate per lo più a lavori agricoli o l’asportazione antica delle stele fanno sì che manchino in realtà attestazioni di associazioni dirette a strutture o corredi tombali. Le attestazioni, evidenziate da studi recenti, di stele funerarie simili nel sud della Francia, riempiono adeguatamente la lacuna e diminuiscono l’isolamento dell’esemplare castellettese, che comunque evidenzia il legame con le prime manifestazioni delle popolazioni di lingua celtica (Liguri e Celti) dell’occidente europeo.

 

Le stele di via Beati

Stele con coppelle, VIII-VII sec. a.C, posta sui confini della necropoli presso via Beati

Stele frammentaria con coppelle e raffigurazioni di simboli, VIII-VII sec. a.C., posta sui confini della necropoli presso Via Beati

Due altre stele sono state rinvenute anch’esse in giacitura secondaria nel 1997 all’inizio di Via Beati in corrispondenza del cavalcaferrovia, non distanti dalla zona di rinvenimento della grande tomba a cassone litico. La prima, decorata a coppelle, si presenta leggermente danneggiata, con tracce dell’abbattimento in antico con mazze di pietra alla base e con l’originale disposizione a taglio obliquo della punta: decorata su ambo i lati, pur con l’evidenza di una faccia destinata alla vista principale, era sicuramente collocata in piedi e presenta ancora oggi una monumentalità impressionante. La seconda, coperta da una fitta serie di coppelle e da segni ad ascia su una sola faccia, probabilmente collegati alla simbologia del fulmine, poteva anche avere una collocazione orizzontale e funzione di altare per offerte liquide.

Le stele monumentali di Castelletto mostrano buoni confronti con le più antiche stele funerarie protoceltiche, in particolare documentate nel Sud della Francia e nella Penisola Iberica, soprattutto per la rappresentazione di armi e coppelle, e documentano molto bene una fase in cui l’arte funeraria, non ancora arricchita dalle influenze iconografiche etrusco-italiche, tendeva ad evitare qualsiasi iconografia, anche schematica, di carattere antropomorfo. Sulla base del collegamento alla necropoli stessa e dei confronti con quella della Briccola, si possono datare anche le stele di Via Beati al VII secolo a.C.