Il progetto del museo

La Collezione Giani

Verso la fine degli anni ‘20 fu già Pietro Barocelli, Soprintendente Reggente alle Antichità di Piemonte e Liguria, a sollecitare il Podestà di Castelletto Ticino e l’Amministrazione Comunale perché il centro primario della cultura di Golasecca sul Ticino avesse finalmente un museo rappresentativo di questa eccezionale ricchezza archeologica. Il progetto rimase in via embrionale, anche per il trasferimento forzoso di Barocelli a Parma, e venne così meno pure la possibilità di organizzare – in anni cruciali – una struttura che fosse un presidio di tutela e conservazione sul posto.

Ai giorni nostri, con  un maggior bagaglio di conoscenze rispetto al passato e con una sempre crescente importanza archeologica di Castelletto Ticino anche a livello internazionale, l’esigenza di una struttura museale appare ancora più pressante. Oggi che i ritrovamenti si sono moltiplicati e che un alto livello di sorveglianza e tutela è stato reso possibile dall’impegno del Gruppo Storico Archeologico Castellettese d’intesa con la Soprintendenza, la realizzazione di un’importante mostra in quello che fu il più importante centro proto-urbano del Piemonte in età preromana vuole riproporre all’opinione pubblica la necessità di un ripensamento sulla valorizzazione della cultura di Golasecca nel territorio piemontese e in genere nelle tre aree di distribuzione dei ritrovamenti (Piemonte, Lombardia, Canton Ticino).

Vari avvenimenti ormai spingono in questa direzione: l’inaugurazione di un’esposizione archeologica all’aperto con la riproposizione nel Parco Comunale di importanti strutture rinvenute in scavo; l’acquisizione dell’ultima parte restante della Collezione Giani ancora in proprietà privata; l’istituzione di un Centro d’Informazione sulla cultura di Golasecca nella ex-scuola della frazione Pozzola, a fianco del tumulo della Croce (il primo probabilmente a essere violato fin dal XVII secolo e l’ultimo ancora riconoscibile e conservato).

Nell’area verbanese e dell’Ovest Ticino solo una rete museale dedicata potrà riunire concettualmente e organizzativamente – come una corona di gioielli – i numerosi piccoli musei archeologici sorti negli anni, per rendere un quadro adeguato dell’enorme potenziale archeologico e della variegatezza delle identità storiche più antiche di questo territorio. Contemporaneamentem una forte proposta di iniziative di comunicazione e attività comuni dovrà essere lanciata verso i musei che si distribuiscono a breve distanza anche sulla sponda lombarda, in modo da legare tutti i Musei della Cultura di Golasecca in un percorso idealmente unico.

È certamente questo l’impegno che gli stessi ritrovamenti pongono di fronte agli enti locali responsabili, dal Comune alla Provincia alla Regione, e alla stessa Soprintendenza come organo di tutela, ricerca, consulenza e indirizzo.
Solo in questo modo si potrà adeguatamente, mettendo in rete musei anche piccoli fino a far diventare di fatto il territorio “museo” della propria storia più antica, attraverso la presenza di figure professionali esperte dedicate e condivise, valorizzare la prima cultura che vide popolazioni di lingua celtica affacciarsi alla storia con una propria scrittura duemilasettecento anni fa e costituirsi come uno dei primi attori in quella rete di relazioni tra il Mediterraneo e l’Europa transalpina che hanno costruito di fatto uno dei più importanti momenti di costruzione delle comuni radici europee.